Nelle camere da letto di Tiziano

E per finire, colazione

Renato Rizzardi

La Locanda di Piero

E per finire, colazione Si potrebbe mangiare anche a letto. La disposizione del piatto può ricordare tanti diversi vassoi da room service. Ma non è a questo che ho pensato. Ho pensato a un letto più che a un vassoio. A un lenzuolo stropicciato, a un cuscino che conserva le tracce dei nostri movimenti notturni, magari di un sogno. E ho pensato anche al letto come allo spazio di un’esperienza d’amore. Che, dopo ogni conclusione – in latino si fa riferimento anche a una vena di malinconia –, ha...

Esecuzione

Si potrebbe mangiare anche a letto.
La disposizione del piatto può ricordare tanti diversi vassoi da room service. Ma non è a questo che ho pensato. Ho pensato a un letto più che a un vassoio. A un lenzuolo stropicciato, a un cuscino che conserva le tracce dei nostri movimenti notturni, magari di un sogno. E ho pensato anche al letto come allo spazio di un’esperienza d’amore.
Che, dopo ogni conclusione – in latino si fa riferimento anche a una vena di malinconia –, ha bisogno di un nuovo inizio.
Per realizzare una brioche, anche piccolissima, dobbiamo riavvolgere lo spicchio di pasta che abbiamo ricavato. Una sorta di ripiegamento, delicatissimo, da cui dipende per intero la successiva lievitazione, la morbidezza che pregustiamo.
Anche la pasta riposa, precedentemente, come il nostro corpo nel letto. E dopo essere
stata inserita nel forno, prima di essere servita, viene farcita con del miele di castagno, il più amaro dei mieli, una sorta di liquido cuore segreto, dolce e sapido a un tempo, come
sono spesso i nostri risvegli. È il gusto che si adatta meglio, secondo me, per accompagnare un cappuccino ghiacciato, realizzato con diverse consistenze, a strati di colore e sapore ben distinti. Da una parte la pasta si riavvolge, dall’altra gli ingredienti restano scanditi, separati. Li amalgamerà l’ospite.
Chi ha inventato il cappuccino? Come per ogni prodotto di largo consumo l’origine è controversa. L’ipotesi ora più diffusa è quella che la attribuisce a un religioso, un cappuccino per l’appunto, il beato Marco d’Aviano, che durante l’assedio turco di Vienna
avrebbe compreso l’efficacia di mescolare il poco latte e il poco caffè ancora disponibili.
Bevanda calda quindi, anche per queste origini cruente, da tempo di guerra. La mia rivisitazione gioca su tutt’altri criteri: su una notevole ricchezza di materiali (lo zabaione, la meringa, la panna), su una temperatura totalmente diversa, sull’assenza di contrasti, perché anche le sfumature cromatiche sono state pensate per accordi, tono su tono