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Dentro le ville venete

Entrare Dentro le ville venete significa accedere a un universo narrativo di immagini che si è sviluppato nel corso di alcuni secoli, almeno dalla metà del XV alla fine della Serenissima. Un universo che si dispiega per centinaia di pareti, affrescate, tra altri, da Paolo Veronese, Giovanni da Udine, Giambattista Zelotti, Giulio Carpioni, Ludovico Dorigny, i Tiepolo. Dove gli antichi miti (per lo più di matrice ovidiana, come testimonia l'intervento in volume di Elettra Morlin) si intrecciano con le riflessioni senza tempo sull'amore, la fecondità della natura, il conflitto, la morte e la rinascita, in un dialogo serrato tra committenti e artisti, letterati e musicisti, uomini di teatro e fattori. Giuseppe Barbieri ricostruisce le diverse tappe della recente attenzione storiografica sugli affreschi di villa ma soprattutto ci conduce all'interno e nel centro delle logiche narrative che, per oltre tre secoli di pittura veneta, hanno guidato e orientato il racconto della villa. Ci rende inoltre evidenti le nuove opportunità rese disponibili dalle moderne tecnologie multimediali nella fruizione di un così imponente sistema di segni. Al suo saggio si affiancano in questo senso anche il contributo di Massimo Bergamasco, Marcello Carrozzino e Chara Evangelista, del Laboratorio di Percezione Robotica del Sant'Anna di Pisa, e quello di Carla Garozzo sulla villa Manin di Passariano.

Nell'ultima parte dell'opera, tutta riccamente illustrata, quattro progetti gastronomici di qualificati chef del territorio ribadiscono altrettanti elementi del codice secolare della “vita in villa”.

Comune e diverso è il titolo prescelto per questa nuova iniziativa editoriale: il primo aggettivo rinvia al comune senso di appartenenza di quelle opere che costituiscono la nostra memoria condivisa, il secondo alla necessità di un approccio aggiornato ai segni dell'arte, diverso da quello apparentemente invariabile che ci accompagna da oltre duecento anni. Un libro che rivela eccellenze, sinergie, dialoghi tra istituzioni e che prefigura inattesi scenari in cui "mostrare" la ricerca.